Dall’email marketing al neuromarketing | Rinascita Digitale

Dall’email marketing al neuromarketing

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L’email marketing gode di ottima salute.

L’Osservatorio Statistico 2020 ha rilevato circa 14 miliardi di messaggi prendendo in considerazione gli invii email effettuati dalla piattaforma MailUp lungo i 12 mesi del 2019 in Italia. L’analisi dei flussi è stata resa possibile sia per tipologia di messaggio (DEM, newsletter, email transazionali) che per tipologia di audience (B2B, B2C, misto B2B+B2C).
I risultati sono incoraggianti sia per un netto rialzo delle mail recapitate, sia delle aperture totali, che consolidano la fiducia in questo canale da parte di persone e aziende e della loro capacità di coinvolgimento. Ciò che può essere ulteriormente incrementato è invece il tasso di clic, che registra un decremento rispetto al 2018 e sul quale le imprese possono agire per aumentare l’engagement.

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PREMESSA

Ogni volta che inviamo una mail dobbiamo pensare, perché le persone dovrebbero leggere proprio la nostra e non quella di qualcun altro. La value proposition (il valore della proposta) è l’aspetto fondamentale su cui si gioca questa attività nella massa di messaggi che giornalmente riceviamo.

 

Il target non esiste esistono solo persone

Anonimo

 

Vi sono due attori in gioco, l’advertiser e il consumer. Il primo vuole inviare informazioni, ottenere transazioni e ha bisogno di comprendere il suo pubblico. Il consumer vuole essere ascoltato, si aspetta un riscontro immediato alle sue domande e premia l’autenticità di un’informazione.

STRATEGIA

La strategia per un corretto email marketing si fonda su alcuni passaggi fondamentali che analizzeremo step by step:

  • List Building
  • Strategie di contenuto
  • Piattaforme
  • Segmentazione
  • Errori da non commettere

List Building

Il list building richiede la presenza di un sito, di un luogo dove i nostri potenziali clienti ci possono trovare. Attraverso overlay o pop-up si deve prevedere l’iscrizione alla propria lista dando in cambio risorse gratuite sotto forma di video, guide, toolkit o –  se si tratta di un e-commerce – di buoni sconto o offerte. Far capire che l’incentivo può essere il primo di una lunga serie porta il consumatore a seguirti. E’ inoltre fondamentale posizionare il box per l’iscrizione laddove i nostri visitatori si soffermano di più.

Strategie di contenuto

I gruppi Facebook/Linkedin e tutte le community per noi pertinenti sono ulteriori fonti inesauribili di contatti. Entrare nelle loro conversazioni e condividere contenuti si dimostra sempre un’ottima chance.

La rilevanza dei temi trattati è sicuramente veicolo al traffico: è importante darsi il tempo per capire cosa i nostri lettori vogliono leggere e preparare contenuti ad hoc che li spingano all’iscrizione. Se si utilizzano le newsletter come metodo di interazione con il proprio pubblico di riferimento – e queste sono rilevanti – potrebbe essere interessante creare un archivio a scopo formativo da inserire nei propri canali.

Il valore della nostra mail dal punto di vista del contenuto è data dalla sua pertinenza, dall’aderenza al contesto e dalla considerazione verso chi è rivolta.

Deve soddisfare quindi quattro caratteristiche principali: essere esclusiva, interessante, chiara e credibile.

  1. Appeal – “I want it.”
  2. Exclusivity – “I can’t get it anywhere else.”
  3. Clarity – “I understand it/you.”
  4. Credibility – “I believe in it/you.”

Piattaforme

Usare le piattaforme giuste ci porta a molteplici possibilità di gestione del contenuto e di analisi dei pubblici, aspetto fondamentale da non sottovalutare. Le migliori piattaforme in circolazione sono a pagamento ma permettono con pochi euro al mese di raggiungere risultati ottimi.

Le piattaforme che potremmo consigliarti sono tante, ma ce n’è una in particolare di cui vorremmo parlarvi: 4Dem. Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di testare a fondo questa semplice ma utile piattaforma inviando, anche a te, le nostre tanto amate mail quotidiane.

Dopo mesi passati a spedire il buongiorno a moltissimi di voi ci siamo chiesti perchè non permettere anche a voi di testare questo strumento, ed abbiamo chiesto proprio a 4Dem di poter offrire uno sconto speciale riservato ai lettori e spettatori di RD.

Solo fino a fine Giugno potrai infatti approfittare di uno sconto di più del 50% sul piano SMALL annuale da 15.000 invii al mese, che ti costerà solamente 50 euro rispetto ai 108 che trovi sul listino ufficiale.

Ti basta utilizzare il codice sconto: ” RINASCITADIGITALE ” per poter risparmiare 58 euro sul primo anno di abbonamento, dopo di che puoi decidere se disdire o continuare.

Segmentazione

Chi ci legge, il nostro pubblico, ha l’esigenza di capire immediatamente chi siamo, la nostra identità per riconoscerci. Non è produttivo mettere più di una call to action: deve essere chiaro cosa il mittente vuole farmi fare e soprattutto il perché e ci deve essere una ricompensa, un valore aggiunto, che distingua la tua proposta dalle molteplici altre ricevute.

Può essere utile chiedere direttamente al tuo pubblico già presente a cosa è interessato e se non risponde… è necessaria un’attenta segmentazione del nostro interlocutore. Attività complessa, che richiede tempo, risorse e costi, ma che nel lungo termine porta profitto sicuro.

Alla base della segmentazione c’è il presupposto che non siamo tutti uguali ma spesso ci identifichiamo in un gruppo ben preciso. Non è salutare mandare le stesse informazioni a tutti, sarebbero a lungo andare considerate irrilevanti e le disiscrizioni aumenterebbero con esiti scarsi.

I risultati arrivano con il tempo e solitamente ci vogliono una decina di mail per essere notati e apprezzati. La segmentazione serve quindi per aumentare l’open rate: un tasso del 40% è considerato buono. Aiuta anche a creare un profilo cliente ben definito:

  • Cliente VIPs: spende migliaia di euro all’anno
  • Cliente ‘sale shoppers’: compra nei saldi
  • Cliente ‘brand shoppers’: legato ad un brand specifico

Permette anche di definire i comportamenti:

  • Clienti attivi: hanno cliccato negli ultimi quattro mesi
  • Clienti passivi: hanno aperto almeno una mail senza cliccare negli ultimi quattro mesi
  • Clienti Inattivi: non hanno aperto né cliccato nulla

 Errori da non commettere

Nelle attività di e-commerce questi dati sono particolarmente importanti, perché permettono di avviare delle attività di remarketing (upselling e crosselling) per fidelizzare il cliente, attività che in seguito ad una precisa profilazione possono essere automatizzate. Questo evita gli errori più comuni, come l’utilizzo di piattaforme gratuite che non permettono il tracciamento o l’individuazione di errori quali un oggetto della mail non adeguato, un’offerta commerciale che non converte o lo stesso contenuto che manca di appeal. Senza dubbio è anche sconsigliato comprare liste esterne di mail, spesso non in target e talvolta fasulle.

Ciò che sicuramente premia è la costanza nella cura dei propri contatti e l’attenzione al loro bisogno che non si esaurisce nell’acquisto del proprio prodotto ma che lo oltrepassa.

Il Neuromarketing

Neuromarketing per Email Marketing rinascita digitale

Un’ultima interessante riflessione ci porta a considerare il neuromarketing. Le sue scoperte nell’ambito della psicologia e delle neuroscienze sono state applicate al miglioramento delle performance dell’email marketing influendo sui processi decisionali del consumatore.

Questa disciplina nasce negli anni Settanta ma ha avuto uno sviluppo incredibile in epoca contemporanea e si basa sulle teorie di Paul Donald MacLean, neuroscienziato statunitense, ideatore della teoria del cervello trino:

  1. Rettiliano: istintivo (agisce per preservare la sopravvivenza e fa perno sull’urgenza);
  2. Limbico: emotivo (sede dei ricordi e delle emozioni sia positive che negative, che ci identifica come animali sociali);
  3. Neocorticale: razionale (si fonda sulla capacità di fare ipotesi e su benefici funzionali).

L’intervento di Paolo Pacassoni, ‘l’uomo con il marketing attorno’, come lui stesso si definisce, a Rinascita Digitale illustra come da questa distinzione sia possibile fare leva sul nostro cervello per rendere più produttivo l’email marketing. A seconda degli obiettivi di comunicazione si è in grado di stimolare un’area piuttosto che un’altra. Le ricerche dimostrano anche in altri campi (quello ad esempio cinematografico con il sound design) come si può influire sul nostro sistema limbico per colpire le emozioni e indurre stati d’animo o comportamento desiderati.

E’ un ambito molto interessante che apre più frontiere e che non riduce l’email marketing solo a strategie di analisi ma amplia le nostre facoltà creative nella realizzazione dei contenuti.

Se vuoi saperne di più ti consiglio di guardare questo video!

Content Creator 

Anna Caccia

% Commenti (1)

Ciao ragazzi, vi apprezzo tantissimo ma questa cosa del cervello rettiliano nno si può più sentire. È anti-scientifica, non ha nessun fondamento, e fornisce un’idea del nostro cervello fuorviante. Se volete approfondire il tema, ecco l’articolo di Sarah McKay, neuroscienziata: https://drsarahmckay.com/rethinking-the-reptilian-brain/. Dopo anni a ispirarmi anche io a MacLean (che era attivo negli anni ’60 cioè quando le neuroscienze erano agli albori), ho finalmente studiato neuroscienze e ho scoperto che il cervello rettiliano è una bufala. Keep going! Avanti tutta sempre, Diana

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