Fabrizio Capobianco: dall’azienda liquida a Minerva Networks

Fabrizio Capobianco dall’azienda liquida a Minerva Networks rinascita digitale

In qualità di Chief Innovator Officer dal settembre 2019, Fabrizio Capobianco lavora in California per Minerva Networks, azienda leader nella PAY TV. Nata nel 1992 con l’obiettivo di migliorare la user experience degli spettatori, accompagnandoli verso il miglior contenuto televisivo e facendoli divertire.

Ma come è arrivato fin qui?

La sua è una storia di passioni realizzate senza esitazione. Nato a Sondrio in Valtellina, inizia il suo percorso di crescita studiando greco e latino al Liceo Classico (la nonna gli dice che il greco ‘allarga la mente’).  Si laurea nel 1994 in ingegneria informatica e capisce fin da subito che Internet avrebbe cambiato il mondo. Approfondisce quindi le sue conoscenze con un dottorato di ricerca conseguito nel 1997 in scienze informatiche con focus sull’usability.

Nel frattempo era già partita la prima avventura: con un amico ricercatore fonda Internet Graffiti, la prima web company italiana, anticipando il fenomeno Internet, convinto che ogni azienda avrebbe avuto bisogno di un sito Internet… ed era così.

Nel 1996 fonda Stigma OnLine, lanciando sul mercato il primo prodotto Intranet, SolWeb Intra, di cui usufruirono Kraft, Novartis, Bocconi, la Borsa e la televisione italiana.

Nel periodo del grande boom delle Dot-com si trasferisce in Silicon Valley e inizia a lavorare a Palo Alto alla Tibco Finance (1999-2002), divenuta poi Reuters, in qualità di Director Brokerage System, responsabile di un software per il trading online.

Fabrizio Capobianco Usa rinascita digitale

Diventa anche testimone della crisi economica conseguente al crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001 e assiste alla componente più spietata della Silicon Valley ma questo non lo ferma; anzi è proprio qui che matura la sua idea di ‘azienda liquida’.

La permanenza negli States aveva maturato in lui sempre più la convinzione che in Italia c’erano i migliori ‘cervelli’, gli ingegneri più preparati e adatti a costruire software. Lui stesso dice: ’Noi siamo bravi a risolvere i problemi, perché da noi non funziona nulla, e diventiamo più creativi’. E così fonda nel 2002 Funambol, che in poco tempo diventa leader nella fornitura di soluzioni cloud per operatori mobile e produttori di dispositivi.

Funambol’s vision was to make it easy to automatically sync billions of mobile phones, tablets, computers and connected devices with the systems and online services people use everyday via the cloud.

Il quartier generale di Funambol rimane in Silicon Valley (sales, legal, capital e finance) e la ricerca e lo sviluppo si sposta a Pavia. Questo modello diventa vincente e viene denominato ‘Capobianco model’ o ‘Funambol model’; quello che noi oggi conosciamo come azienda liquida, che  – secondo il suo fondatore  – ha aspetti molto positivi di gestione e di produzione. Indubbiamente la Silicon Valley è il luogo migliore per fondare una tech company e per trovare venture capital: qui ci sono soldi, partner e possibilità di exit per una start-up. Chi investe non ha un gran interesse nella società in sé ma vuole solo centuplicare le revenue negli anni.

Fabrizio Capobianco usa la metafora del pomodoro, se lo pianti nel posto giusto cresce più in fretta e meglio. In America non si perde molto tempo, se una cosa funziona bene altrimenti la si abbandona. Allo stesso tempo le aziende di software hanno bisogno di talenti su cui appoggiarsi, che rappresentano un vantaggio competitivo e in Italia gli ingegneri sono forti sia nel software che nel design e spesso sono felici di vivere dove sono. Questa expertise non è molto considerata nel nostro paese come lo può essere in Silicon Valley, in India o in Israele ma il futuro risiede senza alcun dubbio per Capobianco nella programmazione e nell’hi-tech.

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Ed è per questo che dopo aver assoldato  alla fine del 2010 un amministratore delegato per Funambol ed esserci oggi rimasto come Presidente, si butta a capofitto in una nuova avventura, che si chiama TOK.tv.

Fondata nel 2012 sempre con la stessa logica liquida, TOK.tv diventa il più grande social network sportivo con oltre 40 milioni di utenti attivi nel mondo, che parlano con gli amici mentre guardano le partite di calcio. La sua passione per la Juventus lo spinge a creare un prodotto e a venderlo a più squadre. Nessun ufficio, tutti da remoto, l’headquarter in Silicon Valley e novità delle novità… la ricerca e lo sviluppo non in un’unica città come per Funambol ma cervelli sparsi in tutto il territorio italiano.

Solo dieci mesi fa Capobianco vende TOK.tv a Minerva Networks e diventa Chief Innovation Officer.

Sappiamo che non si fermerà, lui dice di essere un po’ ‘pazzo’ ma in realtà è visionario e il suo prossimo desiderio è quello di creare un’Università liquida italiana capace di formare giovani imprenditori con skill pratiche le cui idee possono essere realizzate grazie ad un fondo di investimento elargito dalle aziende. Una bella idea, che ci auguriamo realizzerà.

Already powering television services to millions of subscribers worldwide, Minerva 10 is the most advanced and proven next-generation video service management platform in the market today. We are changing the way people entertain and inform themselves, leading to a better and wiser world.

Ma quali sono i plus di un’azienda liquida?

In primis sicuramente l’unione del capitale con l’expertise ma anche la maggiore produttività, poiché le persone si sentono più libere di organizzare il proprio tempo e di vivere dove desiderano. La riduzione dell’impatto negativo sull’ambiente è un altro aspetto vincente, perché si viaggia di meno e ci si incontra solo per retreat prestabiliti, che spesso sono tenuti in luoghi molto belli. Il team si riunisce per una  full immersion di pianificazione lavorativa ma anche di divertimento e così nascono meno conflitti tra colleghi, perché sia ha il proprio spazio e si lavora per progetti a breve termine stimolandosi a vicenda. La challenge sta proprio nel saper comunicare; come lui stesso dice, ‘non si può essere creativi su zoom’, è necessario incontrarsi.

E come consiglio ai più giovani… chi ha un’idea e la vuole realizzare, deve osare senza esitazione, soprattutto quando non si ha nulla da perdere, quindi tra i venti e i trent’anni, facendo ciò che piace e scegliendo confounder che siano più bravi di noi. Il team è il successo di un’azienda ed è importante divertirsi lungo il percorso più che nella meta con un sano briciolo di follia.

Il TIMING (luogo giusto al momento giusto) farà il resto…

Anna Caccia

 

Realizzato grazie al 4º appuntamento del ciclo Go to Silicon Valley Virtually, evento a cura di Silicon Valley Study Tour in collaborazione con Rinascita Digitale, e con ospite Andrea Vaccaro. Questo evento virtuale nasce dal desiderio di non far fermare questo scambio di idee portando gli host in live streaming mantenendo attivo il ponte con la Bay Area.

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