Un giorno, viaggiando

Un giorno, viaggiando storie di rinascita digitale

La mia mia storia di rinascita prende il via ufficiale un giorno di maggio del 2014, ma in realtà aveva cominciato a insinuarsi in me già molto tempo prima.

Lavoravo da dipendente da quasi dieci anni: un lavoro in cui mi ero infilata quasi per caso che non avevo mai sentito veramente mio, una condizione lavorativa assai deludente e frustante con un datore di lavoro esasperante, lo stipendio sempre in ritardo mese dopo mese, le vessazioni e il mobbing costante e il malessere psicologico e poi anche fisico, che andava peggiorando.

Sapevo a monte che lavorare da impiegata dipendente non faceva per me: stretta tra quattro mura, con giornate sempre uguali, stesso percorso casa-lavoro tutti i giorni. Mi sentivo letteralmente un uccello in gabbia, un uccello a cui avevano tarpato le ali e la naturale possibilità di volare. Mi mancava la libertà, ma anche la voglia di fare e di agire. Mi sentivo debole e insicura, vedevo la possibilità di cambiamento una cosa lontana e poco probabile.

Esasperata e logorata dalla situazione, mi sono accorta che avevo toccato il fondo: ad andarsene, un poco alla volta, era anche la voglia di vivere in senso più ampio. Dopo un percorso psicologico, ecco arrivare un po’ alla volta la mia lenta presa di coscienza, fatta di letture di storie di persone che ce l’avevano fatta, che avevano cambiato vita.
Accumulando spunti, forze e rabbia, quel giorno di maggio ho deciso di dare un taglio netto alla mia vita: mi sono licenziata in tronco.

Ho scritto la parola BASTA sulla mia situazione lavorativa, ma ho dato anche un rapido taglio alla mia vita in generale. Qualcuno mi aveva detto un giorno che ero sprecata dentro un ufficio. All’epoca, quando me l’avevano detto, ne ero rimasta stupita. Ora, più andavo avanti, più mi accorgevo che forse avevano ragione. Io dovevo fare altro: il mio sogno era di godere della mia libertà, di gestirmi il lavoro in modo indipendente, costruendomelo da sola e gestendomi da me.

Prima di iniziare il nuovo capitolo della mia esistenza, ho sentito però il bisogno di fare una pausa: per riflettere, per leccarmi le ferite, per ricaricare le pile prima di ripartire, per mettermi alla prova, per permettermi di essere felice di nuovo dopo tanto tempo.

La situazione a me più congeniale per questo è il viaggio. Così ho deciso di partire per l’Asia con un biglietto aereo aperto: sarei tornata solo quando mi fossi sentita guarita e pronta. Questo è successo dopo cinque mesi, dopo aver viaggiato con lo zaino in spalla da sola, via terra, attraversando Tailandia, Laos, Vietnam, Cambogia a Singapore. In perfetto stile backpacker, che è quello che mi rappresenta meglio, nel mio angolo di mondo preferito: il Sud-est asiatico.
Il rientro a casa dopo cinque mesi a zonzo è stato traumatico, mi ci è voluto qualche tempo prima di riassestarmi. Nove mesi dopo il mio rientro ho fatto il grande passo, un passo che avevo sognato a lungo: aprire la mia partita IVA ed entrare nel mondo dei freelance. Ciò è avvenuto solo grazie al digitale ed è attorno al digitale che ho costruito la mia professionalità e la mia quotidianità.

È stato il digitale a permettermi di aprire un blog di viaggi e di sperimentare il mondo dei social media. E’ stato grazie al digitale che sono arrivate le mie prime collaborazioni e poi i miei clienti. È il digitale che mi permette di lavorare dal giardino con i piedi nell’erba, prendendomi le pause che voglio quando voglio, regalandomi quella libertà che tanto mi era mancata e per cui tanto avevo sofferto.

Oggi sono una persona FELICE. Felice per aver avuto la voglia e la curiosità di tentare il cambiamento, felice per aver vinto la scommessa ed essere riuscita a realizzare il mio sogno.

È stato il digitale che mi ha permesso di rinascere e di questo gli sarò per sempre grata.

 

di Claudia Moreschi

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